"punti ascensionali", 2005

"punti ascensionali", 2005

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MARIO DE LEO
LA MATRICE SPEZZATA

 1. La macchina cerebrale è fatta di miliardi di cellule specializzate, i neuroni, ognuna delle quali si comporta come un computer, nel senso che elabora l’informazione che riceve e passa il risultato delle sue elaborazioni ad altri milioni di cellule in agitazione costante, raffiche di impulsi, stati di soglia, un meccanismo che si riproduce ormai anche fuori dal cervello umano, nelle folle alle ore di punta, nelle megalopoli, nei grandi snodi aeroportuali. Meccanismi. E sono meccanismi gli universi riprodotti da Mario De Leo, circuiti stampati e saldati, componenti elettronici, condensatori, una dimensione che riproduce contemporaneamente il dentro e il fuori di un cervello, umano o elettronico che sia. Mario De Leo crea un vuoto, il vuoto in cui è possibile percepire il silenzio della mente, il vuoto in cui è possibile ascoltare il suono che si trasforma, il vuoto in cui è possibile iniziare a percepire un universo. Un vuoto in cui inserisce una dimensione contemporaneamente spirituale e tecnologica. Nelle opere di Mario De Leo vengono create le situazioni di una teoria scientifica dell’instabilità, modelli di articolazione interna che non rispondono ad alcun reale funzionamento se non quello di creare schermi mentali, De Leo crea immagini come fenomeni di percezione, osservatori di una dimensione cosmica che ha bisogno di meccanismi per potersi visualizzare. Architetture. Architetture di futuri edifici simili a cervelli, umani o elettronici, planimetrie di spazi in cui è la mente a creare le viabilità e le perturbazioni, prospettive di una produzione il cui sforzo è la realizzazione di un linguaggio plastico codificato verso l’elaborazione di un sistema percettivo dato per elementi minimi.

2. Frammenti. L’etimologia di ‘frammento’, che deriva dal latino ‘frangere’, appare in tutte le opere di De Leo, De Leo presenta incessantemente porzioni di universi, meccanismi selezionati per frammenti, schegge di potenzialità di rottura, dettagli, interruzioni, fratture, colte in un momento occasionale dell’esistenza di un intero mai dato, supposto, presente per evocazione. I frammenti di De Leo sono geometrie di linee di frontiere cerebrali, modelli di forze, incidenti di funzionamenti. Nessun elemento indicativo dei tipi di funzionamento supposto, nessuna spiegazione dei fenomeni di origine di tali funzionamenti, De Leo crea soglie microscopiche ed isolate di potenziali ri-costruzioni di uno spazio dell’enunciazione. Un sistema di dettagli in cui ‘ l’intero’ è sparito del tutto, e questa è una delle intuizioni di De Leo più ‘scientifiche’. Nell’introduzione a La nuova alleanza  Ilya Prigogine e Isabelle Stenghers illustrano una delle grandi mutazioni della scienza contemporanea: “…Oggi ci scopriamo in un mondo rischioso, un mondo in cui la reversibilità e il determinismo si applicano soltanto a semplici, limitati casi, mentre l’irreversibilità e l’indeterminazione sono la regola”. In altre parole la spiegazione dei fenomeni come concatenamenti di elementi generati da un numero di regole ripetuto è stata superata dall’idea di un universo frammentato composto di elementi differenti per luoghi e qualità. L’universo di De Leo è per molti aspetti simile all’universo scientifico in cui spesso il frammento è anche l’intero, in cui una porzione di spazio è la totalità dello spazio, in cui la scheggia di funzionamento è il funzionamento…

3. Zone. Le opere di Mario De Leo costituiscono il carattere di una serie di forze in tensione. Le sue strutture si caratterizzano per la sua costante sperimentazione dell’elasticità di un confine, si configurano come zone, porzioni di un tessuto che evoca un meccanismo in funzione, senza mai rivelare né il meccanismo né la funzione. De Leo agisce in uno spazio di sospensione temporale ed in questa dimensione si affacciano i suoi riferimenti (nei titoli e nelle sue stesse dichiarazioni) ad una dimensione spirituale. In questa ottica i suoi meccanismi divengono tracciati di un ordine che produce un autoisolamento, una zona di riflessione e di meditazione che mette in funzione un presunto orientamento ad un ordine universale delle cose, un ordine che mantiene, comunque, la pressione di una dinamica della complessità in cui il caos è un elemento di stabilità.

4. Una operazione di confine quella di Mario De Leo, confine tra l’estatico e l’estetico, dove per estatico si intende lo stato che si pone fuori dalla mente razionale e per estetico si intende lo stato dentro una razionalità della sensazione.

Francesca Alfano Miglietti
1994

"punti ascensionali", 2009

"punti ascensionali", 2009

"lettera cosmica", 2011

"lettera cosmica", 2011

"città futuribile"

"città futuribile"

MARIO DE LEO:
THE BROKEN ROOTS

I. The cerebral machine is made up of millions of skilled cells, the neurones, each one working as a computer, i.e. it works out the received information and transfers the result of its processing to other millions cells. Numberless cells in steady unrest, squalls of impetus, states of threshold, a mechanism that reproduces even outside the human brain, in the rush hour crowd, in the megalopolis, in the wide airport junctions.
Mechanisms. And they are mechanism, the universes reproduced by Mario De Leo, printed and weld circuits, electronic components, condensers, a dimension that shows at the same time the inside and the outside of one brain, being it human or electronic.
Mario De Leo creates the space where it is possible to perceive the silence of mind, the space where one can hear the turning sound, the space where one can start perceiving a universe. A space where he inserts a dimension spiritual and technological at the sarne time. In Mario De Leo’s works, he creates the situations of a scientific theory of fickleness, patterns of inside articulation that don’t correspond to any of the real functions but they cause mental defences; De Leo creates images as phenomenon of intuition, observers of a cosmic dimension asking for mechanisms to be able to show themselves. Structures. Structures of future buildings like brains, human and electronic one, plan of spaces in which it’s the mind that creates practicabilities and disturbances, views of a production whose effort is the realisation of a plastic language coded towards the elaboration of a perceptive system done for minimum elements.

2. Fragments. The etymology of “fragment” comes from the latin word “frangere” that appears in the whole production of De Leo. De Leo incessantly introduces portions of universes, mechanisms selected in their fragments, suspensions, fractures, caught by chance from the existence on an entire never given, supposed, existing just for evocation. De Leo’s fragments are schemes of cerebral edges lines, strengths examples, accidents of running.
No element supporting this kind of supposed running, no explanation for the phenomenons which origins those runnings, De Leo gives birth to microscopical and isolated thresholds of potential re-constructions of a space of enunciation. A system of details in which “the entire” is completely vanished, and this is one of the most scientific intuitions of Mario De Leo. In the introduction to “The new coalition”, Ilya Prigogine and Isabelle Stenghers explain one of the big changes of contemporary science “… Today, we find ourselves in a world full of risks, a world in which reversion and determinism are applied only to simple, restricted situations, while irreversibility and indeterminateness are the rule.” In other words, the explanation of phenomenon as chains of elements generated from a repeated number of regulations has been overcome by the idea of a fragmented universe made up of elements, different for places and qualities. The universe of Mario De Leo is far many aspects similar to the scientific universe in which the fragment often is the entire, too, where a slice of space is the totality of space, where a sliver of running is the running.

3. Areas. Mario De Leo paintings form the temper of a series of forces in tension. His structures are characterised by his constant experimentation of the flexibility of one edge, they take shape as areas, portions of a stuff that recalls a running mechanism, without revealing nor the mechanism neither the function. De Leo acts in a space of temporal hanging and his references overlook this dimension (in titles and in his declarations), to a spiritual dimension. According to this view, his mechanisms become traced by an order that creates a self-isolation, an area of reflection and meditation that gives the start to a supposed orienting towards a universal order of things, an order that keeps, however, the pressure of a dynamics of complexity in which the chaos is the element creating stability.

4. An operation of edge, the one followed by Mario De Leo, edge between the ecstatic and the aesthetic, where ecstatic means the state that place itself outside the rational mind and aesthetic the state inside a rationality of sensation.

Francesca Alfano Miglietti, 1994

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