Eduardo Fiorito in mostra presso l’Università di Mosca con un’esposizione che lega il Sacro della Natura alla monumentalità religiosa di Roma. 

Eduardo Fiorito, su invito della Faculty of Communication, Media and Design, in cooperazione con l’International Office della Faculty of Economic Sciences di Mosca (Malaya Pionerskaya street. build 12), porterà in esposizione personale Aenigma, un progetto fotografico diviso in tre capitoli (Childhood, Age of Light e Earth) che rappresenta una sorta di pellegrinaggio fotografico che ha origine nella monumentalità romana delle chiese e delle cattedrali per giungere lì dove il grande Tempio della Natura è rimasto ancora inviolato dalla mano dell’uomo.

La mostra, curata da Daria Nikolyuk, avrà luogo presso la Facoltà di Comunicazione, Media e Design della HSE University, dal 14 al 23 Aprile 2016. Il vernissage si terrà giovedì 14 Aprile alle ore 18,00. Presso detta Università, Fiorito terrà anche una master class teorica sulle dinamiche che hanno dato vita al suo progetto ed una pratica dove guiderà gli studenti nella realizzazione di una loro specifica progettualità.

“Il mistero del sacro. Questa potrebbe essere la chiave di lettura dell’opera di Eduardo Fiorito, dello stupore con cui indaga su temi impegnativi come l’esistenza, che qui risente di una storia millenaria. Una storia che possiamo scoprire sia nelle vestigia del passato, sia nei luoghi simbolo della religiosità, sia negli spettacoli più suggestivi che offre la natura. Testimoni di questa esperienza sono ora una bambina, ora un adulto che avanzano come esploratori in questi mondi rivelatori d’un vivere precario. L’artista usa la tecnica fotografica come la tavolozza di un pittore, e interviene sul reale per immergerlo in una struggente nostalgia” racconta Raul Wittenberg nel suo scritto critico sull’autore.

Aenigma documenta la lunga e appassionata ricerca sull’evoluzione dell’immagine, portata avanti nel corso degli anni dal fotografo italiano in diversi paesi del mondo, tra cui Italia, Brasile, Egitto, Malta, Croazia, Islanda, Costa Rica, con un focus particolare dedicato all’origine della monumentalità romana e alla sacralità del suo panorama artistico.

Eduardo è un fotografo di nuova generazione su cui si è appuntata l’attenzione dell’Università di Mosca, che mette nelle sue opere il senso della storia e la sua riflessione sui destini della terra. Nelle sue immagini irrompono il sogno, la fantasia, l’inquietudine del nostro tempo. Ciò che documenta non sono tanto le cose, i paesaggi, i volti come siamo abituati a percepirli, ma piuttosto la parte di mistero a cui essi alludono e che fa emergere scarnificando forme, illividendo colori, rielaborando il mondo sensibile. Sorge così la percezione dell’attimo che non passa e che confina con l’eterno, il senso della storia, il suo significato.

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BREVE NOTA CURRICULARE

Eduardo Fiorito è nato a Napoli nel 1977. Durante il suo percorso professionale, si è dedicato a teatro e multimedia, video-arte e fotografia. Rai Arte, nel Giugno 2015, ha dedicato “L’Arcadia dietro la nebbia” alla sua produzione fotografica. Lepisma Edizioni ha dedicato nel 2014 alla sua arte il volume“Magia” con una monografia sul suo lavoro. Lead ph per TiVà – Integration Fashion Project per Abilissimi ha pubblicato nel gennaio 2016 un catalogo con le sue foto riprese poi dai maggiori quotidiani italiani  (per. es. vedi Speciale Moda di Repubblica del 24/2/2016 . Lo IED – European Istitute of Design lo ha invitato nel 2014 per la lecture sul suo lavoro. Per ulteriori informazioni e per consultare la biografia dettagliata, visitare il sito www.eduardofiorito.com

NOTE CRITICHE

Il mistero del sacro. Questa potrebbe essere la chiave di lettura dell’opera di Eduardo Fiorito, dello stupore con cui indaga su temi impegnativi come l’esistenza, che qui risente di una storia millenaria. Una storia che possiamo scoprire sia nelle vestigia del passato, sia nei luoghi simbolo della religiosità, sia negli spettacoli più suggestivi che offre la natura. Testimoni di questa esperienza sono ora una bambina, ora un adulto che avanzano come esploratori in questi mondi rivelatori d’un vivere precario. L’artista usa la tecnica fotografica come la tavolozza di un pittore, e interviene sul reale per immergerlo in una struggente nostalgia, in un pessimismo cosmico che soffre di una progressiva perdita di valori. Non si esclude una possibilità di riscatto, come in quel tempio ritmato dalle arcate di una civiltà perduta, al centro del quale l’uomo aspetta una risposta ai suoi perché. Ma l’atmosfera è livida, la luce  impietosa  illumina le pareti antiche in cui il tempo ha inferto i suoi insulti.

La perdita di valori minaccia la religione, tema che Fiorito affronta in maniera non confessionale. Una perdita di valori che l’artista considera catastrofica. Per raccontarla lavora sul simbolo della cristianità, la basilica di San Pietro in Vaticano. Il tempio sembra riemergere da una gigantesca alluvione. Il marmo prezioso della facciata è incrostato dal fango, un fianco ha ceduto alla furia delle acque, le statue della trabeazione che rappresentano il Cristo e gli Apostoli sono state decapitate, intorno i muri semidistrutti testimoniano il disastro  recente.

Insomma, un secondo Diluvio Universale che nel testo biblico coprì il mondo fino alle montagne più alte.“Così gli uomini empi e violenti, tutti quelli che non prestarono attenzione all’avvertimento di Dio, furono distrutti”. Ma l’umanità ebbe una seconda opportunità, “dopo 150 giorni le acque cominciarono a ritirarsi dalla terra”. E’ il momento del riscatto, ed è proprio questo il momento che l’artista sottopone alla nostra attenzione. Ed ecco un altro simbolo, quello dell’innocenza e della speranza rappresentato da una bambina che, varcato il colonnato del Bernini, sfida l’acqua gelida che le arriva alle ginocchia, e viene a verificare che il Tempio, San Pietro,  sia effettivamente restituito al popolo dei credenti, mentre l’ultima ondata si ritira verso l’orizzonte.

La bambina ci accompagna in questo viaggio onirico, e ci porta tra le magnificenze del passato, come nella grande navata centrale d’una basilica, forse romana,  dal soffitto dorato. O come davanti al fascino del Tempietto del Bramante di San Pietro in Montorio al Gianicolo. E poi, però, la bambina assiste attonita al decollo del Palazzo di Giustizia di Roma: in un incubo surreale che ricorda certe foreste di Max Ernst, il “Palazzaccio” diventa un’astronave degna di un film di Stanley Kubrick , che s’innalza verso l’ignoto di un cielo plumbeo e minaccioso. Tuttavia, la luce della speranza invade la nostra piccola guida entrando a Montecitorio, lì dove si esprime la sovranità del popolo. La stessa luce al tramonto la illumina davanti al Ponte Vittorio Emanuele che l’artista ha estrapolato dalla sua sede romana sul Tevere, trasferendolo in un paesaggio dominato dalla natura. Ebbene sì, c’è molto surrealismo nei lavori di Fiorito.

Abbiamo finora parlato del primo capitolo di questo ciclo di opere – “Natura Mater” –  presentato dall’artista, capitolo che  Fiorito ha identificato in una sorta di Stato Primordiale. Il secondo capitolo è riservato all’Età della luce, e qui il testimone passa ad un uomo adulto, lo stesso che abbiamo visto all’inizio tra le arcate di una civiltà perduta. Ora lo vediamo magicamente sospeso sopra un antico chiostro, dal porticato sorretto da colonne moresche preziosamente intarsiate. In un altro scatto l’uomo trova finalmente la libertà uscendo da una atavica foresta verso la luce che lo attira dall’alto del cielo. Il terzo e ultimo capitolo, “Arcadia”, è una ode alla natura. La suggestione delle sue immagini è commovente, struggenti sono certi panorami marini, con scogli che sembrano sculture. I toni sono ancora scuri fino a quando il colore esplode in alberi monumentali piantati su radici primordiali. E poi ci sono i boschi dove pare si sia raggiunta la pace, e poi ci sono gli animali che ci guardano, e ci chiedono conto dei nostri comportamenti verso la natura e verso noi stessi.

Per concludere, Eduardo Fiorito ci propone una visione drammatica del nostro tempo. Quasi fossimo sulla soglia di un abisso. Ma ci invita a non perdere la speranza con gli strumenti di una religiosità laica, che vede nella cultura, nella grandezza dell’arte e della natura la possibilità di riscattarsi da una pesante nostra responsabilità. Quella di aver portato noi stessi, appunto, sulla soglia dell’abisso.

Raul Wittenberg, 25 gennaio 2016

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“You can’t evict an idea whose time has come”

Quando nel settembre 2011 il movimento “Occupy Wall Street” avviò una stagione di proteste contro le mostruosità generate dalla finanza globale, tutti (o quasi) ritennero quelle proteste solo flebili fiammelle, fuochi fatui, destinati a spegnersi nel corso di una notte…

…e tutti (o quasi) hanno ancora la convinzione che così sia avvenuto ma, in realtà, le cose stanno andando molto diversamente.

Nel sistema capitalistico classicamente concepito, si susseguono scricchiolii, scossoni, se non veri e propri terremoti, che producono crolli e devastazioni sempre più ampie e diffuse, dapprima a danno delle piccole “case” quindi compromettendo “palazzi” ben più consistenti.

Molti distratti osservatori si accorgono solo ora che nei crepacci prodotti dalla devastazione sta fuoriuscendo un gas impetuoso e potente che a contatto con l’aria brucia all’istante, incendiando superfici sempre più ampie.

Ebbene quel “Gas Nobile” è lo stesso che illuminava le notti di O.W.S., che accendeva le fiammelle fatue tra le sparute e romantiche tende dei manifestanti.

E’ lo stesso che oggi dona Energia a Masse molto più consapevoli e motivate, che non si muovono fuori-dal-sistema ma dentro-al-sistema, sconquassandolo nel profondo.

La nuova economia, l’economia verde, l’economia della conoscenza sono realtà che ormai brillano di luce accecante, quindi è fuori dal tempo e dallo spazio chi ancora si ostina a pensare che siano visioni fantastiche o utopistiche.

Anzi, a guardare indietro, ci dovremmo tutti rendere conto che le più avanzate menti della Modernità stavano anticipando queste idee già da secoli, che le Avanguardie Artistiche, sin dagli albori delle loro ricerche, preconizzavano un mondo sostenibile, non antagonista o retrogrado.

Tony Garnier come Frank Lloyd Wright, progettavano città integrate nel verde e rispettose dell’ambiente, Paul Gauguin come Jackson Pollock, dipingevano immersi in un rapporto ancestrale con le dimensioni della Natura e dello Spirito.

Quello che noi sperimentiamo, quindi, è l’insegnamento dei grandi Maestri che diventa attuale rispetto all’Oggi (triste destino quello di essere sempre avanti…).

Eduardo Fiorito è, invece, un uomo pienamente nel suo Tempo ed un Artista che ci parla di un futuro molto prossimo, attraverso la fotografia.

Ciò che egli rappresenta con le sue immagini, è il viaggio dello Spirito nella Luce, è il Respiro dell’Essere nel Creato, è quella Dimensione in cui l’Anima può distendersi e riscoprire l’Identità.

Rebirth significa sintonizzare il proprio Soffio con quello dell’Universo e comprendere veramente che sono questi lo Spazio ed il Tempo da cui tutti veniamo ed a cui tutti ritorneremo…e che, in aggiunta, ci è stata data l’immensa gioia di vivere, rispettando per tramandare.

Esistono ancora spazi e tempi per farlo?

Tito Rovi

 

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