ARTE CONTEMPORANEA OUTDOOR
TRA ITALIA E SVIZZERA

ECCO IL PERCORSO DEDICATO ALL’IMPRESA DI GEO CHAVEZ

 

Un percorso d’arte contemporanea outdoor e transfrontaliero lungo la scia dell’aviatore Geo Chavez, il primo trasvolatore delle Alpi. 13 installazioni firmate da artisti di fama internazionale che fiancheggiano la strada che congiunge Briga a Domodossola. Un museo permanente a cielo aperto inaugurato il 27 settembre 2014 e voluto dall’Associazione Musei d’Ossola (AMO) nell’ambito di un progetto Interreg Italia-Svizzera che, con varie azioni, ha celebrato nel 2010 il centenario della trasvolata delle Alpi (l’intero progetto è visionabile sul sito dell’AMO www.amossola.it ).

Il percorso, di una cinquantina di chilometri, è ora completamente e liberamente fruibile. Una mappa realizzata dall’AMO aiuta il visitatore nell’individuazione delle opere.

A rendere omaggio al volo di Chavez sono stati chiamati Mario Airò, Enrica Borghi, Sarah Ciracì, Olivier Estoppey, Piero Gilardi, Isola e Norzi, Kaarina Kaikkonen, Marguerite Kahrl, Etienne Krahenbuhl, Marco Magrini, Love Difference – Michelangelo Pistoletto, Antonello Ruggieri e Uli Wirz. A loro il compito di celebrare, piu’ di un secolo dopo, questo ‘Eroe per amore di un sogno’ come lo definì Luigi Barzini, inviato del Corriere della Sera che aveva seguito l’impresa.

Il percorso artistico è stato curato Giorgio Caione e Francesca Gattoni dell’Associazione Asilo Bianco di Ameno.

“Sono molto soddisfatto, abbiamo coronato quattro anni di lavoro impegnativo. Ora sarà fondamentale mantenere questo museo outdoor nel corso degli anni e prendersi cura delle installazioni, un compito che l’Associazione in qualche modo lascia anche ai Comuni, depositari delle installazioni” ha dichiarato il Presidente dell’Associazione Musei d’Ossola Paolo Lampugnani.

La partenza dal suolo elvetico, da Briga; in Alte Simplonstrasse ‘Io sono vento’ di Enrica Borghi, un’elica realizzata con bottiglie di vetro e acciaio. La trasparenza e fragilità del vetro vogliono rappresentare la precarietà del volo, la fragilità del sogno e allo stesso tempo la trasparenza cristallina dell’ideologia.

La seconda tappa è a Ried-Brig con la pedana con specchio ‘Si potrebbe anche pensare di volare’ firmata da Sara Ciracì. E’ possibile salire per sdraiarsi sulla superficie riflettente ed immaginarsi in volo. E’ un lavoro dedicato e ispirato dal figlio dell’artista che a due anni, su un’altura in Messico circondato da un ampio paesaggio, ha sentito l’irresistibile impulso di gettarsi a terra, supino, assumendo la posizione del volo.

Sara Ciraci, "Si potrebbe anche pensare di volare"

Al passo del Sempione accolgono lo spettatore le pietre e le bandiere colorate con messaggi scritti dai bimbi di Briga e Domodossola: è ‘Passo tra individio e natura’ di Love Difference, atelier di Michelangelo Pistoletto. L’installazione tende all’armonia con lo spazio che la accoglie, esprime la necessità di dialogare con la natura (le bandiere) e l’invito alla contemplazione (le pietre).

Love Difference, "Passo tra individuo e natura"

A Simplon Dorf si stagliano tra cielo e montagna le ‘Porte Segnavento’ di Antonello Ruggieri; le tre banderuole aprono la via del Cielo, ricordandoci che possiamo volare. La parola VIA indica che una è la meta; i puntali suggeriscono la natura dei tre sentieri percorribili: il Fuoco per l’Alchimia, il Pennino per l’Arte, l’Uovo d’oro per la Metafisica.

 

Poco piu’ avanti, a Gondo, attraggono la curiosità dei passanti le oche di Olivier Estoppey, ‘Diveria’ il titolo dell’installazione, come il fiume che poco sotto scorre, qui dove si congiungono le migrazioni: quelle umane e quelle animali, quelle della terra e quelle dei cieli. Queste oche in cemento sono parte di una collezione piu’ ampia custodita in Toscana presso ‘Il giardino di Daniel Spoerri’.

Olivier Estoppey con la sua opera "Diveria"

Ultima installazione in territorio elvetico, sempre a Gondo, è ‘Altrove’ di Isola e Norzi, un blocco di pietra con un telescopio che consente al fruitore di guardare lontano. Un’opera scultoreo-paesaggistica che al tempo stesso è un dispositivo capace di unire simbolicamente e visivamente due luoghi separati dalla linea di confine tra Italia e Svizzera. Il dispositivo è incorporato nella roccia e consente così un unico punto di vista.

A Iselle di Trasquera, sulla parete rocciosa a lato della strada, si puo’ osservare ‘…ce temps suspendu…’ di Etienne Krahenbuhl; sostenuta dal desiderio di andare oltre il limite del peso, del confronto con i limiti della tecnica e della condizione umana, la storia di Chavez mostra il prezzo di ciascuna innovazione, tra entusiasmo e cruda realtà. L’ala del desiderio trova appiglio sulla roccia per meglio slanciarsi alla conquista dell’aria.

 A Varzo l’ombra del Bleriot di Chavez a grandezza reale che vuole essere anche una panchina per momenti conviviali è ‘Geomemorial’ di Piero Gilardi. Un modo per celebrare l’evento in modo gioioso, ispirandosi ai racconti di lenzuola bianche stese dagli abitanti del luogo lungo la strada del paese per aiutare il pilota ad individuare il percorso. I suoi giochi d’ombre dovrebbero rendere percepibile l’opera anche attraverso una foto da satellite.

Sul muro a secco del terrazzamento retrostane la chiesa monumentale di Crevoladossola ‘Metamorphosis of (Geo) Jorge Chavez’, le fusioni in bronzo di Marguerite Kahrl che narrano la trasformazione dell’aviatore da uomo ad aquila. I busti originali sono stati realizzati in tessuto di canapa e tela per creare un collegamento simbolico con il materiale del quale era fatto il Bleriot, l’aereo di Chavez.

Giungiamo infine a Domodossola; la città che ha visto il tragico epilogo della trasvolata ospita ben quattro installazioni. ‘A Dream’ di Kaarina Kaikkonen è  in piazza Cavour. Una giacca simile a quella indossata dal mitico aviatore durante la trasvolata prende le forme di un’aeroplano; è stata plasmata con l’alluminio, lo stesso materiale dei moderni aerei.

Kaarina Kaikkonen, "A Dream"

‘Sogno volante’ di Uli Wirz si trova in piazza Volontari della Libertà. Pesanti elemeti d’acciaio cor-ten si librano nell’aria. Rappresentano il sogno dell’umanità di volare, sogno che rimane ancorato al piedistallo di granito Montorfano, con tutta la sua grevità. La scultura è un tributo al coraggio e al destino di Geo Chavez.

Acciaio cor-ten anche per ‘A colui che è sul suo coltello’, in via Mellerio. E’ l’omaggio di Marco Magrini al primo trasvolatore delle Alpi, un moderno Icaro, teso a superare i limiti propri e della tecnologia, un uomo sempre ‘sul filo del rasoio’. La scultura è grande e pesante … eppure vola. Ma nel suo forte movimento sta decollando o precipitando?

Infine occorre entrare in Municipio e salire le scale o prendere l’ascensore in vetro per osservare la performance ‘En plein air’ realizzata la scorsa estate al lago di Morasco, in alta Valle Formazza, da Mario Airò.  Una serie di proiezioni laser nel buio della notte hanno creato affascinanti forme sullo specchio d’acqua e sulle montagne circostanti che sono state immortalate in una serie di scatti, quelli ora esposti  nel Palazzo Municipale domese.

La mostra outdoor e gli artisti protagonisti sono stati raccontati nel catalogo ‘Geo Chavez, di tanti uno solo’ con gli scatti del fotografo Maurizio Montagna ed una colonna sonora appositamente creata dal compositore Giacomo Platini; il CD, contenente quattro brani, è parte integrante del volume.

Impaginato da Valentina Baldelli

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