Evento:                              … di Terra, di Mare, di Luce

Mostra personale di Pasquale Nero Galante

 

a cura di:                           Angelo Andriuolo e Francesco Giulio Farachi

Organizzazione:           Concetta Iaia e Vito Celino

 

Luogo e periodo:         Castello Dentice di Frasso      

Carovigno (BR)

14 – 26 agosto 2016

                               Tutti i giorni, h. 10,00 – 12,00 e 19,00 – 21,00 ―  sabato e domenica, h. 10,00 –12,00 e 19,00– 22,00

Ingresso gratuito

 

Vernice:                             domenica, 14 agosto 2016 – h. 19,00

                                   con una presentazione di Francesco Giulio Farachi

 

 

 

Photo credits by Lorenzo Cinque (RECpress)

Potrebbe essere la storia di un ritorno, o quella di una nostalgia sopita e che oggi trova appiglio in un veloce, fuggevole, scorcio agostano. Pasquale Nero Galante espone i suoi quadri a Carovigno, paese di origine, luogo di separazione. Nato e cresciuto qui, in questo territorio di malìe antiche e poi di declino e contraddizioni, il giovane, il pittore, ha vissuto dapprima la percezione di un reciproco rifiuto; ha dunque lasciato questi luoghi, ha cercato altrove la vita e la bellezza che qui sembravano essere ed essergli negate, dimentiche. È stata una lunga lontananza, e non solo e non tanto fisica. Ma è stata una distanza di crescita, una distanza salutare e in qualche modo salvifica. Oggi Nero Galante è qui, una presenza non solo e non tanto fisica, è qui con tutto il suo essere ormai pienamente uomo e artista, è qui a far vedere che in fondo, a ben guardare, da qui non si è mai mosso. Allora questa non è la storia di un ritorno, né quella di una remota commozione, è la storia di una consapevolezza.

 

La pittura segue la memoria, che è qualcosa più del ricordo, è l’esperienza di vite singole e intrecciate, è la visione di una terra popolata di olivi e pini, è respiro di un mare vicino e dentro, è il riverbero di una luce mai ferma che brucia fino al nero gli occhi. È la bellezza che sta in queste cose, bellezza che bisogna conquistare, scoprire, desiderare perché in gran parte, spesso, è smarrita per gli stessi uomini e donne che l’hanno creata e che la vivono, piegata e avvilita da un processo storico che è una Storia mai scritta, Storia del Mezzogiorno.

 

Galante con questi suoi lavori sviluppa un tema d’amore, che è anche dolore, ma orgoglio, coscienza e fascino delle radici profonde e vive che lo sostengono, e lo fa alla sua maniera, con la gradazione di toni dal bianco ai bruni al nero, e con la ripresa isolata e assoluta del soggetto, gli alberi che son la terra, l’infinito confondersi di linee fra orizzonti e mare, e luce nei volti di anziani e neonati, nei loro volti solcati da differenti rughe, o forse uguali.

 

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